La pandemia degli zombie

di Samantha Fumagalli

Oggi voglio raccontare una storia. D’altra parte, cosa dovrei fare, visto che tra le altre cose faccio anche la scrittrice? Prima di iniziare, però, ci tengo a far presente che è una storia vera, anche se, come spesso accade, la realtà supera la fantasia. Se avete voglia di venire con me, partiamo…   

CORREVA L’ANNO 2011, quando il Pentagono elaborò un piano di strategia militare per far fronte a un’apocalisse di zombie su scala mondiale. I pianificatori militari assegnati al Comando strategico degli USA, tra il 2009 e il 2010, avevano creato uno scenario per far fronte a un attacco non convenzionale, che sfociò in un documento non classificato del 2011 dal nome di “CONOP 8888”.
Il piano prevedeva di eliminare la minaccia dei “morti viventi” e aiutare qualsiasi popolazione del mondo, compresi gli avversari tradizionali, come Russia e Cina, in caso di una Zombie Apocalypse.
Nel documento venne stilato un dettagliato elenco di 8 tipologie di zombie:
Pathogenic Zombies, morti viventi collegati a un’infezione virale o batterica;
Radiation Zombies, morti viventi collegati a radiazioni;
Evil Magic Zombies, morti viventi collegati a qualche tipo di magia nera;
Space Zombies, morti viventi collegati a elementi di origine extraterrestre;
Weponized Zombies, morti viventi armati;
Symbiant-Induced Zombies, morti viventi collegati a un organismo simbionte;
Vegetarian Zombies (VZ), morti viventi vegetariani (che non rappresentavano un grande pericolo, poiché si nutrono unicamente di vegetali);
Chicken Zombies, galline zombie, ovvero galline anziane, ormai diventate inutili, perché non fanno più uova, che vengono soppresse e a volte ritornano per vendicarsi.
Ogni fase dell’operazione fu discussa minuziosamente: dalle regole di ingaggio, all’addestramento generale, al richiamo di tutto il personale militare alle postazioni di lavoro, fino allo schieramento di squadre di ricognizione per garantire la sicurezza e ripristinare l’autorità dopo che la minaccia zombie fosse stata neutralizzata.
Lo scenario peggiore prevedeva un attacco su larga scala e con un elevato livello di trasmissibilità, evenienza, questa, che avrebbe richiesto l’esercito per le strade, la legge marziale e, naturalmente, il disinfettante per le mani, come si legge nel rapporto: “Sebbene nessuno di questi prodotti abbia mai indicato alcuna efficacia contro gli agenti patogeni di livello 4 di rischio biologico come l’Ebola, è del tutto possibile che tali prodotti possano limitare o ritardare la diffusione degli zombie basato sui patogeni, se impiegati correttamente”.
Tra le raccomandazioni degli strateghi del Pentagono non mancò neanche quella di bruciare i cadaveri, per assicurarsi che gli zombi fossero morti.
Ma il piano del Pentagono andò oltre e coinvolse nell’azione anche il Centers for Disease Control (Cdc) americano (Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie), che sarebbe stata la fonte migliore per respingere la pandemia.
Riguardo all’offensiva verso gli zombie emerse che, trovandosi di fronte a non-vivi, l’esercito poteva ritenersi libero di contrattaccare senza preoccuparsi delle leggi nazionali e internazionali, che regolano il trattamento degli avversari.

Bene, la storia è finita. Lo so, sembra uno scherzo, ma la notizia è confermata dal Dipartimento della Difesa statunitense, in un articolo pubblicato nel 2014 sulla prestigiosa rivista Foreign Policy, e dal capitano della Marina e portavoce del Comando strategico, Pamela Kunze.
Si tratterebbe di uno scenario coperto da segreto militare, che illustra le linee guida per aiutare le autorità a mantenere l’ordine pubblico e i servizi di base durante e dopo un attacco di zombie.
Forse una metafora per motivare l’esercito? Ma la CNN non ha accettato questa versione semplicistica, sostenendo che la preparazione e la completezza mostrate dal Pentagono su come affrontare a un simile scenario fosse piuttosto impressionanti per essere fittizie.

Non chiedetemi cosa significa tutto ciò, né cosa ne penso. Come ho detto, ho raccontato una storia…    

P.S. Chi nutrisse dubbi sulla veridicità di quanto narrato, potrà documentarsi su tutta la stampa ufficiale del 2014, dall’Ansa, al Secolo XIX, alla Stampa, a Fucus, fino ai siti di Centers for Disease Control and Prevention o di Difesa on line.

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