Person of interest a Trento?

screenshot dal sito ecrime.unitn.it del 15 aprile 2015

“Person of Interest” è una serie televisiva statunitense di fantascienza distopica del 2011-2016, dove viene presentata un’Intelligenza Artificiale che osserva illegalmente tutto ciò che accade nel mondo attraverso impianti di sorveglianza pubblici e privati dotati di telecamere e microfoni.

Un’IA capace di prevedere (!) i crimini.

Ovviamente si tratta di un progetto antiterroristico, nato per pronosticare crimini rilevanti ai fini della sicurezza nazionale. Siamo nel campo della predizione, perché questa IA è stata addestrata a decifrare comportamenti e frasi al fine di predire le intenzioni delle persone e quindi i crimini potenziali.

Nella serie, in modo molto rassicurante, viene detto che al governo non interessano i “crimini comuni”, ma soltanto i “crimini rilevanti” per sicurezza nazionale.

Così l’inventore-genio-miliardario e un ex ufficiale della forze speciali statunitensi si occupano di proteggere le “persone comuni” prima che il fattaccio avvenga.

Insomma, una moderna e implementata versione di Batman.

Fin qui tutto bene, siamo nel campo della cinematografia.

Un’Intelligenza Artificiale del genere, secondo me, non esiste ancora, almeno non in Occidente e non come viene presentata nella serie.

Ma come si potrebbe provare a creare un’IA di questo tipo?

Servirebbe un’esperimento su scala mondiale, di vastissime proporzioni e protratto nel tempo per creare algoritmi, addestrare e allenare le macchine a rilevare, riconoscere e catalogare i comportamenti e i discorsi della gente, nonché collegare le persone con i loro telefonini, i profili social, i siti web, ecc.

Ora, cosa sta succedendo a Trento (e sia chiaro, non solo a Trento)?

A Trento sono stati inaugurati due progetti: MARVEL e PROTECTOR, entrambi finanziati dall’Europa, il primo della durata di tre anni (2021-2023) e il secondo biennale, che fanno parte del proseguimento e dell’estensione dell’esperimento pilota, iniziato con il progetto europeo eSecurity (ISEC – DG Home Affairs, 2013/2016), con lo scopo dichiarato di ottimizzare il sistema di gestione della sicurezza pubblica.

I progetti, finanziati dall’Unione europea, prevedono la sperimentazione di una piattaforma tecnologica distribuita che raccoglie, attraverso le telecamere del sistema di video-sorveglianza e microfoni, materiale audio e video per elaborare modelli matematici in grado di riconoscere una situazione potenzialmente pericolosa.

Cosa che, a mio avviso, conferma il fatto che una simile tecnologia non è ancora pronta né operativa, ma che la stiano creando sulla pelle delle persone.

Il Comune di Trento, in accordo con la Fondazione Bruno Kessler, ha deciso quindi di applicare l’intelligenza artificiale, tramite videocamere e microfoni sparsi per la città (parchi, piazze, incroci, sottopassaggi, ecc), per monitorare in tempo reale la vita della città.

L’obiettivo, scrive il Comune, è “quello di riconoscere automaticamente la presenza/assenza di persone e discriminare situazioni potenzialmente problematiche (adunanze non pacifiche di persone, risse, attività illegali come ad es. spaccio) o problemi di traffico (congestione, incidenti, …). Tutto questo con l’obiettivo di analizzare l’andamento dei fenomeni nel tempo con sistemi di analytics e riuscire ad inviare in tempo reale un avviso alla Centrale operativa della Polizia locale in caso di situazioni potenzialmente pericolose”.

Sempre sul sito del Comune di Trento leggiamo: “in PROTECTOR si svilupperà un set di componenti tecnologiche avanzate in grado di analizzare fonti eterogenee di dati (telecamere di sorveglianza, siti web, social networks, etc.) e li combinerà attraverso il supporto di strumenti ICT basati su tecniche di intelligenza artificiale”.

È notizia recente che il Garante per la protezione dei dati personali ha contestato l’attività del Comune, volta ad allenare gli algoritmi a distinguere le situazioni di pericolo dal normale svolgimento della vita cittadina, giudicando insufficiente la tecnica utilizzata per rendere anonime le persone.

Il Comune di Trento ha ritenuto di adempiere alle richieste del Garante, mentre produrrà la documentazione per superare le criticità evidenziate.

Per concludere, mi piacerebbe sapere quanti si sentirebbero più sicuri e felici a vivere in un mondo sorvegliato da un’Intelligenza Artificiale che, osservando e ascoltando comportamenti, frequentazioni, spostamenti, azioni e discorsi, su base algoritmica, sia autorizzata a giudicare cosa può essere o diventare pericoloso, criminale, illecito, terroristico o quant’altro.

Un tale progetto non dovrebbe essere quantomeno oggetto di un referendum popolare?

Forse la CO2 non è il vero problema…

© licenza gratuita da Pixabay – Franz26

Mentre noi dovremmo tornare all’epoca della pietra, senza automobile, senza riscaldamento, centellinando l’acqua e il consumo di energia elettrica, crucciandoci dell’impatto ambientale di ogni nostro respiro e di ogni nostro pasto, e dovremmo accettare di vivere in città-ghetto, i governi continuano a promuovere il digitale e l’intelligenza artificiale.

MA QUANTO INQUINA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Da una stima approssimativa del 2022 ChatGPT emetteva circa 3.8 TONNELLATE DI CO2E OGNI SINGOLO GIORNO. Oggi, considerato l’utilizzo crescente di ChatGPT in tutto il mondo, il risultato è decisamente superiore.

È stato stimato che il ciclo per l’addestramento di diversi modelli di IA di grandi dimensioni genera circa 550 TONNELLATE DI ANIDRIDE CARBONICA e consuma 1.287 Mwh (Mega Watt all’ora)

Del resto, i set di dati utilizzati per addestrare simili algoritmi stanno diventando sempre più consistenti: nel 2019 GPT-2 aveva 1,5 miliardi di parametri; in seguito GPT-3 aveva 175 miliardi di parametri e l’attuale ChatGPT è salito ulteriormente.

Per dare un’idea delle dimensioni di consumo e di emissioni basti pensare che l’invio di un’email è pari a 4 grammi di CO2, l’invio di un SMS genera 0,014 grammi di CO2, un messaggio Whatsapp, con foto è pari a circa 50 grammi.

E QUANTO CONSUMA L’IA?

Per il ciclo di addestramento di GPT-3 i centri dati statunitensi di Microsoft utilizzavano circa 700.000 litri di acqua dolce e pulita e circa tre volte tanto ne serve per i modelli superiori. Senza contare il fabbisogno idrico per la produzione dei chip per computer e per la generazione di energia, che fanno salire la quantità di acqua consumata di dieci volte, quindi dai 7 ai 21 milioni di litri di acqua.

Chi vuole essere il Signore dell’Anello “intelligente”?

Ieri sera in TV hanno paragonato lo smart ring, ossia l’anello “intelligente” che legge i parametri vitali, che assiste nello sport e nel sonno, che interagisce con il telefono, il comunter e con la casa domotica, all’anello del libro di Tolkien “Il Signore degli anelli” da cui è stato tratto anche il famoso film. Lo Smart Ring sarebbe, a detta del giornalista, un Anello del Potere.

Un parallelo che mi è risultato grottesco nonché frutto di genuina ignoranza, dato che il celebre anello non ha portato bene a nessuno.
Era un anello che corrompeva l’animo di chiunque lo possedesse, un anello che simboleggiava il potere, ma che non dava altro che miseria, tormento, attaccamento. In una parola, dava mostruosità.

Gollum ha tenuto l’anello per molto tempo, eppure non ne ha tratto alcun potere.

Nel romanzo, l’anello (e tutto ciò che rappresenta) deve essere distrutto e, alla fine, verrà inghiottito dal fuoco del Monte Fato.
Fato.
Destino.
Vi dice qualcosa?

Quindi, che senso ha questo paragone? Di sicuro è frutto di stupidità, ma siccome credo che il caso non esista, mentre esiste il Fato, credo anche che un’energia superiore abbia guidato le parole dello stolto conduttore verso un paragone davvero intelligente (sicuramente più intelligente di lui).

Ergo, non tutto è come sembra. Bisogna guardare oltre, sempre.

Flavio Gandini